Roma, 29 settembre 2026
BIOTECH WEEK 2026. FARMINDUSTRIA: NELLA FARMACEUTICA IL 50% DELLE NUOVE MOLECOLE È BIOTECH, EUROPA E ITALIA SOSTENGANO INNOVAZIONE
Cattani: “La competizione globale corre. L’Europa deve scegliere se attrarre innovazione e investimenti o perdere terreno. In Italia servono subito riforme, superamento del payback e una legge di Bilancio che riconosca il valore strategico dell’industria farmaceutica”.
Sono circa 23.000 i farmaci attualmente in sviluppo nel mondo, ugualmente ripartiti tra molecole biotech e di sintesi chimica (Fonte: Citeline 2026). Un trend rispecchiato anche negli studi clinici autorizzati da Aifa in Italia e nelle approvazioni di medicinali nel 2025 da parte dell’Agenzia europea dei medicinali: 38 farmaci con nuove sostanze attive, sempre metà biotech e metà di sintesi chimica. “Numeri che dimostrano come i farmaci biotecnologici rappresentino uno dei pilastri fondamentali dell’innovazione farmaceutica e della ricerca di nuove soluzioni terapeutiche per i pazienti, insieme ai medicinali di sintesi chimica, ai vaccini e alle terapie avanzate”. Lo afferma Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, in occasione della European Biotech Week 2026.
Cattani ricorda che “per la farmaceutica globale gli equilibri geopolitici e industriali si stanno ridefinendo rapidamente. Da una parte gli Stati Uniti, con l’MFN e nuove misure per attrarre investimenti; dall’altra la Cina, che sta accelerando nello sviluppo di nuovi farmaci e vaccini. E in mezzo c’è l’Europa, davanti a un bivio: migliorare rapidamente le condizioni per innovare e investire oppure perdere ulteriormente terreno nella competizione internazionale. La ricerca farmaceutica ha prospettive straordinarie e la tecnologia corre a una velocità senza precedenti, ad esempio grazie alle biotecnologie, aprendo nuove possibilità in termini di terapie, investimenti e sviluppo. In questo scenario vinceranno gli ecosistemi capaci di adeguarsi al cambiamento e di attrarre innovazione, risorse e competenze. Per questo l’Europa deve dotarsi di politiche realmente a favore dell’innovazione. La proposta di Biotech Act, pubblicata dalla Commissione europea nel dicembre 2025, rappresenta un passo importante per rafforzare l’ecosistema europeo dell’innovazione e la capacità del continente di attrarre ricerca e investimenti. Ma occorre un piano più ambizioso e aperto a tutta l’innovazione. E anche l’Italia deve accelerare”.
“Oggi in Italia l’industria farmaceutica, rispetto agli altri settori, è prima per quota di imprese innovative (pari a oltre il 90% del totale) e per collaborazioni con altri attori dell’ecosistema della R&S (la cosiddetta Open innovation), in particolare con Università e Centri di ricerca pubblici. Servono l’implementazione delle riforme, il superamento immediato del payback e una legge di Bilancio che riconosca il valore dell’industria farmaceutica, facendo leva sulla strategia già messa in campo dal Governo e sul Testo Unico: un settore strategico, innovativo e cruciale per la salute, per gli investimenti, per la crescita e la sicurezza dell’Italia. La competizione internazionale non aspetta. Se vogliamo che ricerca, investimenti e competenze restino e crescano in Europa e in Italia, dobbiamo creare oggi le condizioni perché l’innovazione scelga di essere qui”, conclude Cattani.
Roma, 24 settembre 2026
RICERCA. FARMINDUSTRIA: +54% INVESTIMENTI INDUSTRIA FARMACEUTICA IN 5 ANNI, PRIMA PER QUOTA IMPRESE INNOVATIVE
Il presidente Cattani: “Prioritario cambiare radicalmente le policy europee per creare un contesto capace di adattarsi alla velocità dei cambiamenti in atto, alle politiche USA MFN sul farmaceutico e alla crescita dirompente delle Cina nella corsa a sviluppare nuovi farmaci e vaccini. Il payback strangola le imprese che vogliono investire in Italia, va superato adesso”.
L’universo ricerca farmaceutica in Italia ha un’intelaiatura molto solida e variegata. “Nel 2025 le imprese hanno investito in Ricerca e Sviluppo 2,5 miliardi di euro, l’8% del totale degli investimenti nella nazione, in crescita del 54% considerando gli ultimi 5 anni. I nostri addetti R&S sono 7.300, +8% nell’ultimo quinquennio, in maggioranza donne (53%). Inoltre, secondo i dati Istat pubblicati oggi, l’industria farmaceutica è prima tra i settori industriali per investimenti in innovazione per addetto, con un dato che è pari a 3 volte la media.” Lo dichiara Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria.
Sempre i nuovi dati Istat mostrano che l’industria farmaceutica, rispetto agli altri settori, è prima per quota di imprese innovative (pari a oltre il 90% del totale) e per collaborazioni con altri attori dell’ecosistema della R&S (c.d. Open Innovation), in particolare con Università e Centri di Ricerca Pubblici. “In Italia – aggiunge Cattani - la Ricerca ha tante specializzazioni: nei farmaci, nei vaccini, nei plasmaderivati, nei farmaci orfani, nelle terapie avanzate. Tutte sviluppate anche in collaborazione tra imprese e altri soggetti dell’ecosistema nazionale della R&S. Senza dimenticare gli investimenti di circa 800 milioni annui delle aziende negli studi clinici, che permettono ai pazienti di avere accesso alle terapie più innovative e assicurano al SSN importanti risorse e minori costi. Per proseguire ed evolvere sarà fondamentale supportare i giovani nello sviluppo di nuove competenze e favorire la formazione di professionalità altamente qualificate, in un contesto attrattivo per l’innovazione che è il presupposto necessario per mantenere e far crescere l’occupazione”.
Proprio per puntare i riflettori sull’importanza dell’innovazione si celebra domani la Notte dei Ricercatori 2026. “Coinvolgere, entusiasmare, incuriosire – continua Cattani - sono gli obiettivi dell’iniziativa promossa dalla Commissione UE per diffondere cultura scientifica e avvicinare i cittadini, in particolare i più giovani, al mondo appassionante della Ricerca. Giovani che, nella nostra industria, in generale sono in aumento del 25% (under 35, periodo 2019-2025). Un dato ancora più alto della crescita degli occupati di tutte le età (+10% contro il 6% del totale economia). E’ un’occasione per ribadire l’importanza di questa realtà in Italia e in Europa: la R&S finora è stata uno dei fiori all’occhiello del nostro continente. Ma viviamo un’epoca di ridefinizione degli equilibri e l’Europa, per decenni al top nelle Scienze della Vita, non riesce più a tenere il passo di altri competitor che puntano sull’innovazione con una strategia chiara e determinata. Politiche nette di attrazione di investimenti e competenze, rapidità nell’accesso ai farmaci, integrazione con tecnologie all’avanguardia, come l’IA, stanno disegnando una nuova geografia anche nell’industria farmaceutica.
È prioritario cambiare radicalmente le policy europee per creare un contesto capace di adattarsi alla velocità dei cambiamenti in atto, alle politiche USA MFN sul farmaceutico e alla crescita dirompente delle Cina nella corsa a sviluppare nuovi farmaci e vaccini. E in Italia, per rafforzare ulteriormente i dati positivi - come quelli di oggi dell’ISTAT - è fondamentale implementare le riforme, perché non sono scontati. Ed è urgente superare adesso il payback che strangola le imprese che vogliono investire nella Nazione”.
Roma, 12 giugno 2026
GIORNATA MONDIALE DEL DONATORE DI SANGUE. FARMINDUSTRIA, PLASMA RISORSA ESSENZIALE PER LA SALUTE DEI PAZIENTI
“Donare sangue e plasma significa garantire cure essenziali a migliaia di pazienti che ogni giorno dipendono da terapie salvavita”. A ricordarlo Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue del 14 giugno.
Nel 2025 in Italia sono state raccolte oltre 900 tonnellate di plasma, grazie alla generosità dei donatori e al contributo del sistema trasfusionale, delle associazioni e federazioni dei donatori e delle istituzioni. Un risultato importante che, tuttavia, non consente ancora di raggiungere la piena autosufficienza nazionale, pari a circa il 60% a causa della crescente domanda di terapie. E’ importante ricordare che possono servire fino a 900 donazioni di plasma per trattare una persona con una particolare patologia per un anno. Il gesto del donatore è quindi direttamente collegato alla terapia del paziente.
“Dal plasma, non sintetizzabile in laboratorio - ricorda Cattani - si ottengono medicinali essenziali e spesso insostituibili come immunoglobuline, albumina, fattori della coagulazione e altre proteine plasmatiche, utilizzati per il trattamento di numerose patologie, comprese molte malattie rare. Circa l’80% del plasma raccolto è destinato proprio alla produzione di plasmaderivati. L’industria farmaceutica svolge un ruolo fondamentale nella trasformazione del plasma in farmaci, attraverso processi altamente specializzati e rigorosi controlli di qualità e sicurezza, grazie al ruolo fondamentale del nostro SSN. In Italia il comparto rappresenta un’eccellenza industriale con 4 stabilimenti produttivi, oltre 1.700 addetti e investimenti superiori a 500 milioni di euro nel periodo 2021-2026. È fondamentale continuare a promuovere la cultura della donazione, soprattutto tra i giovani, e rafforzare la collaborazione tra istituzioni, associazioni, pazienti e industria per garantire la disponibilità di queste terapie e favorire nuovi investimenti a beneficio dei pazienti. Sottolineo che ogni difficoltà nella raccolta di plasma, ogni ritardo nella programmazione, ogni squilibrio nella disponibilità globale può tradursi, a valle, in una difficoltà concreta per i pazienti. E nei plasmaderivati questo è ancora più vero perché il ciclo produttivo è lungo: dalla donazione alla disponibilità del prodotto finito possono passare fino a 12 mesi. E’ importante che anche gli strumenti regolatori riconoscano la specificità e la natura strategica di questi medicinali salvavita: anche in questo caso, il sistema del payback dovrebbe essere superato, con l’esclusione dei plasmaderivati dalla spesa soggetta a tetto”, conclude il Presidente.
Roma, 20 maggio 2026
INTERNATIONAL CLINICAL TRIALS DAY. FARMINDUSTRIA: IN ITALIA 1.500 STUDI IN CORSO
“I trial clinici rappresentano uno dei principali motori di innovazione per la salute, la competitività industriale, la crescita e la sicurezza della nostra Nazione. Da un’analisi condotta sul portale europeo CTIS, che censisce tutti gli studi clinici in UE, emerge un dato molto positivo: con quasi 1.500 studi in corso (il 77% finanziato dalle aziende farmaceutiche) l’Italia ha sostanzialmente raggiunto la Germania per numero di trial attivi. Un risultato che conferma il valore del nostro ecosistema della ricerca biomedica”. È quanto afferma Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, in occasione dell’International Clinical Trials Day.
“È un segnale importante della capacità dell’Italia di attrarre investimenti, competenze e innovazione in un contesto internazionale sempre più competitivo. Le imprese farmaceutiche continuano infatti a svolgere un ruolo determinante nello sviluppo della ricerca clinica, contribuendo in modo decisivo alla realizzazione degli studi e all’accesso dei pazienti a terapie innovative”, sottolinea Cattani.
Ma i dati ci dicono anche che esiste ancora un grande potenziale da valorizzare. Secondo le ultime analisi ALTEMS, ogni 2,5 giorni di ritardo nell’attivazione di uno studio clinico si perde la possibilità di arruolare un paziente per studio. Se l’Italia riuscisse a ridurli, potrebbe arruolare in media 16 pazienti in più per ciascuna sperimentazione. Considerando soltanto le quattro principali aree terapeutiche (Oncologia, Cardio-metabolico, Sistema Nervoso e Sistema Immunitario), la nostra Nazione avrebbe potuto coinvolgere oltre 10.500 pazienti in più nel triennio 2022-2025.
“Accelerare i tempi di attivazione degli studi clinici, incentivare gli investimenti e potenziare la capacità di arruolamento dei pazienti - spiega il Presidente - significa anche rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale e aumentare l’attrattività dell’Italia per la R&S. Dove si fa ricerca, si cura meglio, per questo più la dimensione della ricerca sarà integrata con quella dell’assistenza e maggiore sarà il vantaggio. La competizione globale nelle Life Sciences è sempre più intensa: secondo gli ultimi dati IQVIA l'attività di R&D farmaceutica si è trasformata da un sistema a trazione UE (nel 2009) che controllava il 44% degli studi clinici a livello globale (percentuale ora dimezzata) a un sistema dominato da USA e Cina, che nel 2025 controllano congiuntamente il 65% di tutti i nuovi studi clinici globali. Gli Stati Uniti hanno mantenuto la loro leadership storica attraverso la stabilità, la Cina ha recuperato velocemente. E l’Europa è relegata a un distante terzo posto. Per questo è fondamentale continuare il percorso delle riforme, semplificando i processi, investendo nelle competenze e rafforzando una governance farmaceutica favorevole all’innovazione. L’Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista: qualità scientifica, capacità industriale, eccellenze cliniche e una forte integrazione tra pubblico e privato”.
Roma, 15 maggio 2026
GIORNATA MALATO ONCOLOGICO. FARMINDUSTRIA: OLTRE 9.000 NUOVI FARMACI ALLO STUDIO
“L’oncologia si conferma oggi l’area terapeutica più studiata al mondo. Sono 9.036 i medicinali in ricerca e sviluppo dedicati ai tumori, pari a quasi il 40% dell’intera pipeline globale (fonte Citeline) e al 26% del totale dei pazienti arruolati nei trial clinici nel 2025, con oltre 300.000 partecipanti (fonte Iqvia). Dati che testimoniano il forte impegno dell’industria farmaceutica nell’individuare terapie sempre più efficaci, mirate e personalizzate”. Questa la dichiarazione di Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, in occasione della XXI Giornata nazionale del Malato Oncologico.
“I progressi scientifici e tecnologici degli ultimi anni - aggiunge - stanno cambiando la lotta contro il cancro, rendendo curabili molte forme di tumore e trasformandole in molti casi in condizioni croniche con cui è possibile convivere. Un esempio concreto: in Italia negli ultimi 10 anni le persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore sono 1 milione in più, grazie anche al ruolo fondamentale dei farmaci”.
Parallelamente cresce anche il numero degli studi clinici oncologici: “All’inizio del 2026 - ricorda il Presidente - erano 20.383 quelli in corso a livello globale, con un aumento del 5,8% rispetto all’anno precedente. E in Italia secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco, circa il 35% degli studi clinici è relativo alle neoplasie. Segnali concreti della vitalità della ricerca scientifica e della capacità dell’innovazione di accelerare nuove possibilità di cura per i pazienti. Le tecnologie digitali e l’Intelligenza Artificiale stanno rendendo i processi di ricerca e sviluppo più rapidi ed efficienti, favorendo l’identificazione di nuove molecole e una maggiore personalizzazione delle terapie. Allo stesso tempo, gli studi clinici decentralizzati e gli strumenti di telemedicina possono contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti, riducendo gli spostamenti e facilitando la partecipazione ai percorsi di cura e ricerca. Ma per mettere pienamente a frutto le potenzialità dell’innovazione e farla arrivare prima ai pazienti, è sempre più importante prevedere schemi di accesso precoce alle terapie innovative”.
L’Italia ha competenze scientifiche, cliniche e industriali di eccellenza e può rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nella ricerca oncologica internazionale. “Per farlo – evidenzia Cattani - è essenziale continuare a investire in innovazione, semplificare i percorsi autorizzativi, ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai farmaci e valorizzare la collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica, imprese e associazioni dei pazienti. Garantire prossimità assistenziale, aggiornamento continuo degli operatori sanitari e una sempre maggiore sensibilizzazione su queste tematiche significa costruire un sistema salute più vicino ai bisogni delle persone”, conclude.
Roma, 30 aprile 2026
CARENZE FARMACI. FARMINDUSTRIA: AL MOMENTO NESSUNA EMERGENZA, BENE TAVOLO GOVERNO
“Le evidenze emerse dal Tavolo tecnico sull’approvvigionamento dei farmaci sul territorio nazionale confermano che, allo stato attuale, in Italia non si registrano emergenze relative a carenze. Un dato che testimonia l’efficacia del lavoro congiunto tra istituzioni e filiera”. Così il Presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, commenta l’esito dell’incontro al Ministero della Salute.
“Il quadro internazionale – prosegue - resta molto complesso e caratterizzato da forti pressioni sui costi energetici, logistici, delle materie prime e dei principi attivi. Apprezziamo l’azione del Governo nel monitoraggio costante della situazione e crediamo che il Tavolo tecnico rappresenti uno strumento fondamentale di confronto e prevenzione. Grazie a questo coordinamento potremo evitare il determinarsi di criticità nelle forniture e affrontare in una logica di sistema anche il tema della sostenibilità industriale della produzione, che può incidere sulla disponibilità di alcuni farmaci, con la consueta attenzione nel garantire l’accesso alle cure e all’innovazione a tutti i cittadini”.
Per questo “diventa sempre più importante - conferma il Presidente - rafforzare gli investimenti in Europa e ridurre la dipendenza da aree extra Ue, proseguendo nel lavoro già avviato anche nell’ambito dell’iter del Testo unico. Continueremo a collaborare con il Governo e a mettere in campo ogni sforzo per individuare soluzioni condivise che consentano di preservare l’equilibrio del sistema”.
Roma, 26 aprile 2026
GIORNATA PROPRIETA’ INTELLETTUALE.
FARMINDUSTRIA: IN ITALIA +26% DOMANDE BREVETTI FARMACEUTICI 2021-2025 RISPETTO A QUINQUENNIO PRECEDENTE, MA SERVE VISIONE UE.
Nel settore farmaceutico, la quota di brevetti detenuta dall’Unione Europea è passata dal 31% nel 2010 al 20% attuale, mentre gli Stati Uniti registrano un incremento dal 31% al 34%. Ancora più marcata la crescita della Cina, che passa dal 17% al 28% (Fonte WIPO – World Intellectual Patent Organization), confermando una forte accelerazione degli investimenti in ricerca e sviluppo. “Nonostante questo scenario, l’Italia mostra segnali positivi nel campo delle Scienze della Vita. Nel periodo 2021-2025 rispetto al quinquennio precedente (fonte EPO – European Patent Office), si registra un incremento medio del 22% delle domande di brevetto, con una crescita ancora più significativa nell’industria farmaceutica, pari al 26%, superiore sia alla media dei principali Stati europei (+10%) sia ad altri settori industriali nazionali (+11%)”. A sottolinearlo in occasione della Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale, è il Presidente di Farmindustria Marcello Cattani.
In un contesto geopolitico difficile come quello attuale “è quanto mai acceso il dibattito sul ruolo strategico dei brevetti come indicatore chiave della capacità innovativa e competitiva dei sistemi economici. I dati più recenti evidenziano un cambiamento negli equilibri globali, con una crescita significativa negli Stati Uniti e in Cina e un calo della quota europea. L’Europa, che sta proseguendo nel portare avanti politiche antistoriche che riducono la proprietà intellettuale laddove altre Nazioni la aumentano, rischia di perdere ancora terreno in un ambito strategico come quello farmaceutico. È necessario rafforzare gli investimenti in ricerca, semplificare i processi e valorizzare la proprietà intellettuale come leva di sviluppo e competitività”, ha dichiarato il Presidente Cattani.
La proprietà intellettuale rappresenta infatti un pilastro fondamentale per sostenere l’innovazione, attrarre investimenti e garantire la tutela dei risultati della ricerca dell’industria farmaceutica. “L’Italia dimostra che, quando si investe nelle Scienze della Vita, i risultati arrivano. Dobbiamo consolidare questa traiettoria positiva, sostenendo il trasferimento tecnologico, incentivando la ricerca e assicurando un quadro normativo competitivo. La Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale rappresenta un’occasione per ribadire l’urgenza di una visione, con politiche industriali e della ricerca capaci di rafforzare il posizionamento dell’Europa nello scenario globale, valorizzando al contempo le eccellenze nazionali e promuovendo un modello di crescita basato sull’innovazione”, conclude Cattani.
Roma, 20 aprile 2026
SETTIMANA EUROPEA DELL’IMMUNIZZAZIONE. FARMINDUSTRIA: 91 VACCINI IN SVILUPPO IN UE
Sono attualmente 91 i vaccini in sviluppo nell’Unione Europea secondo Vaccines Europe, di cui il 41% destinato a malattie per le quali oggi non esiste ancora una protezione. Un dato che testimonia il continuo impegno nella ricerca scientifica dell’industria farmaceutica per rispondere ai bisogni emergenti di salute. “I vaccini sono una delle innovazioni più efficaci e inclusive della medicina. Non solo salvano vite, ma generano valore per l’intera società. Investire in prevenzione significa costruire un futuro più sano, resiliente e sostenibile per tutte le generazioni”, dichiara il Presidente di Farmindustria Marcello Cattani in occasione della Settimana Europea dell’Immunizzazione 2026 (19-25 Aprile), dedicata al tema “I vaccini funzionano, per tutte le generazioni”.
I numeri globali confermano l’impatto straordinario dell’immunizzazione: l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che, dal 1974, i vaccini abbiano salvato 154 milioni di vite nel mondo, pari a 6 vite al minuto negli ultimi 50 anni. Oggi i vaccini proteggono da oltre 30 malattie potenzialmente letali, contribuendo anche alla lotta contro l’antimicrobico-resistenza e alla prevenzione di alcune forme tumorali. Grazie alle vaccinazioni è stato possibile eradicare il vaiolo, eliminare la poliomielite da quasi tutti gli Stati del mondo, controllare malattie come morbillo, rosolia, tetano, difterite, parotite e pertosse e contenere la pandemia da COVID-19.
Anche le evidenze economiche sono molto rilevanti: studi dimostrano che ogni euro investito in prevenzione può generare fino a 14 euro di benefici in termini socio-economici, l’immunizzazione degli adulti può arrivare fino a 19, le vaccinazioni pediatriche fino a 44. In Italia, secondo un’analisi Altems, il raggiungimento degli obiettivi di copertura previsti dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2023-2025 per le vaccinazioni dell’adulto e per vaccinazioni in adolescenza comporterebbe una riduzione dei costi sociali fino a 3 miliardi di euro e un incremento del PIL fino a 10 miliardi di euro.
In questo contesto, emerge con forza la necessità di un cambio di paradigma verso un sistema sanitario proattivo, fondato su prevenzione, innovazione e promozione della salute. L’immunizzazione rappresenta una leva chiave di questa trasformazione. “Alla luce del quadro geopolitico e delle sfide sanitarie da affrontare, questo momento rappresenta una grande opportunità affinché la spesa per la prevenzione, e in particolare per l’immunizzazione, sia riconosciuta come investimento per la sostenibilità del SSN, date le evidenze che abbiamo a disposizione sul ritorno che può garantire in termini di vita in salute, costi sanitari e sociali evitati e aumento della produttività, in un quadro demografico di invecchiamento e bassa natalità. Un passaggio che il Governo ha avviato e che speriamo si consolidi a livello europeo per la salute dei cittadini e il rafforzamento del nostro Continente”, conclude Cattani.
Roma, 6 marzo 2026
8 MARZO. FARMINDUSTRIA: OCCUPAZIONE FEMMINILE AL 45% NELL’INDUSTRIA FARMACEUTICA, DAL 2019 AUMENTO DEL 15%
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’industria farmaceutica conferma il proprio impegno concreto per la valorizzazione del talento femminile.
Le donne sono il 45% degli addetti farmaceutici, rispetto al 29% nella media manifatturiera. Tra dirigenti e quadri sono ancora di più, il 48%, e tra i ricercatori il 51%. “Nel 2025 i dipendenti del settore hanno raggiunto quota 72.200, +2% rispetto al 2024. Dal 2019 al 2025 sono aumentati del 10%, il doppio del totale in Italia (+5%) grazie soprattutto all’occupazione femminile, cresciuta del 15%, specie tra i giovani, +25% complessivamente”. Lo rende noto Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria.
Questi risultati sono il frutto di politiche aziendali strutturate e di lungo periodo.
Il settore si caratterizza infatti per un welfare aziendale tra i più avanzati nel panorama industriale: conciliazione tra vita privata e lavoro, flessibilità organizzativa, sostegno alla genitorialità, percorsi professionali basati sul merito, formazione continua.
Strumenti concreti che rendono possibile una reale parità, perché favoriscono la piena partecipazione al lavoro da parte delle donne e la loro crescita. Misure che hanno anche contribuito a far registrare nel settore un numero di figli superiore del 45% rispetto alla media nazionale. Grazie a questo modello, l’industria farmaceutica è il settore manifatturiero con il minore gender gap retributivo, che sostanzialmente si azzera nella fascia tra 30 e 49 anni, come mostrano i dati Istat. Un valore confermato dal fatto che il 78% delle imprese ha già ottenuto la certificazione volontaria della parità di genere. E il restante 22% ha iniziato l’iter o lo inizierà a breve. L’impegno delle aziende farmaceutiche per la parità tra uomini e donne e l’attenzione alle persone va ben oltre gli adempimenti normativi e rappresenta una leva strategica di competitività, attrattività e retention delle competenze. Proprio per questo le aziende farmaceutiche e Farmindustria investono da tempo in percorsi concreti per avvicinare i giovani, tra cui sempre più donne, alle professioni del futuro, in particolare nelle discipline STEM.
“L’8 marzo - aggiunge Cattani - è l’occasione per ribadire il nostro impegno quotidiano, insieme alle aziende farmaceutiche e in continuità con i progetti che sviluppiamo da anni insieme al Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, con il quale stiamo programmando a maggio un evento su donne, qualità delle cure, prevenzione e nuove tecnologie. L’industria farmaceutica è un settore ad alta intensità di conoscenza, dove competenze, merito e innovazione sono fattori di crescita su cui puntare. I dati confermano che abbiamo costruito un modello industriale fondato su welfare, qualità del lavoro e pari opportunità, che offre opportunità concrete a donne e giovani. E si conferma così un punto di riferimento per occupazione qualificata, innovazione e visione del futuro, che contribuisce in modo strutturale allo sviluppo e alla coesione sociale dell’Italia”.
Roma, 28 febbraio 2026
GIORNATA MALATTIE RARE. FARMINDUSTRIA: OLTRE 7.700 FARMACI IN SVILUPPO, 30% DELLA PIPELINE GLOBALE
“Le malattie rare rappresentano una delle sfide più complesse e al tempo stesso più emblematiche della medicina moderna. I numeri della ricerca dimostrano che l’industria farmaceutica ha scelto di investire con determinazione in questo ambito: oggi oltre il 30% della pipeline mondiale del settore – pari a 7.721 progetti di Ricerca e Sviluppo – è focalizzato su nuove cure per i 350 milioni di persone che nel mondo convivono con una patologia rara”. Lo sottolinea il Presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, in occasione della Giornata mondiale delle Malattie Rare 2026.
Anche sul fronte autorizzativo emergono segnali positivi: nel 2025 l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha approvato 16 farmaci orfani su un totale di 104 autorizzazioni. Dal 2000 a oggi, sono oltre 260 i farmaci orfani approvati in Europa, un risultato che testimonia l’impegno costante delle imprese farmaceutiche.
“L’Italia è un punto di riferimento europeo e mondiale per le malattie rare – prosegue Cattani - siamo l’unica Nazione in Europa dotato di una legislazione dedicata e il Governo, attraverso una delega specifica, ha confermato questo tema tra le priorità della propria agenda sanitaria. Il nostro sistema di Screening Neonatale Esteso, con circa 60 patologie incluse, è tra i più avanzati al mondo, anche se resta la sfida di garantire piena equità territoriale. Partecipiamo attivamente alle Reti Europee di Riferimento (ERN), con una significativa presenza di esperti e un elevato livello di mobilità attiva nell’assistenza transfrontaliera. La peculiarità delle malattie rare richiede un ecosistema fondato sulla multidisciplinarietà e su un’alleanza strategica tra istituzioni, regolatori, comunità scientifica, imprese e associazioni dei pazienti, per portare cure laddove non esistono e migliorare la qualità della vita di chi convive con queste patologie. In questa direzione, il Comitato Nazionale Malattie Rare, previsto dalla legge, e il Testo Unico sulla Farmaceutica oggi in discussione in Parlamento rappresentano opportunità concrete per rafforzare i percorsi diagnostici, migliorare la prossimità e l’equità nell’accesso alle cure. Occorre però vigilare sugli effetti che la clausola della Most Favored Nation (MFN) adottata dall’Amministrazione USA potrà avere sui sistemi di accesso in Europa, rendendo necessario un aggiornamento delle regole per una risposta efficace. Solo con un approccio collaborativo possiamo trasformare la ricerca in soluzioni concrete per milioni di persone e per le loro famiglie”.