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Numero 6 - Comunità


Una complessa dinamica di relazioni attraversa individui e società. Il rapporto tra singolarità e interdipendenza riguarda perciò l'economia, l'etica, la scienza e persino gli organismi viventi, essi stessi costituiti da cellule che, individualmente, concorrono a definire una rete di segnali biochimici capaci di dar luogo a funzioni articolate.
L'analisi del concetto di comunità e del suo valore riflette, pertanto, alcune questioni fondamentali. La convivenza, nella società civile, di punti di vista morali diversi, di bioetiche differenti. La considerazione del valore di una società multietnica e, sul piano del welfare, un ripensamento del concetto di tutela secondo un percorso che parte dai bisogni individuali per giungere a quelli collettivi.

 

COMUNITA' PER VIVERE MEGLIO - I.Cavicchi

"L'idea di comunità è un nuovo discorso sulla società (...) altro non è se un nuovo modo di comunicare, di discorrere tra gli uomini, appartenenti a una comunità, in grado di risolvere tramite la pubblica discussione i conflitti di interesse fra i suoi membri, ma anche i problemi, le preoccupazioni, con il solo fine di vivere meglio."

 

ETICA
Scienziati e cittadini: due comunità o una? (o nessuna?) - A. Massarenti
Comunitarismo e liberalismo - A. M. Petroni
La bioetica nel terzo millennio: alcune anticipazioni critiche - H. T. Engelhardt, Jr.
Le virtù prima di MacIntyre - M. Ricciardi

 

 

SCIENZA
L'evoluzione della "sociologia cellulare" dell'individualità - G. Corbellini
Dall'igiene alla medicina di sanità pubblica, alla medicina di comunità - M. Ricciardi
La bio-economia delle comunità - P. L. Sacco

 

 

ECONOMIA
Società civile: contesti, punti focali e razionalità economica - R. Scazzieri
L'economia delle relazioni interpersonali - B. Gui
Il ritorno della comunità - L. Pesenti
Rapporti tra comunità musulmana e occidente in una prospettiva multiculturale - S. F. Sabahi

 

 

LA RIFORMA NEOCOMUNITARIA PER UN NUOVO UNIVERSALISMO SANITARIO - I. Cavicchi

 

Comunità umana e antropocentrismo: il paradigma dell'interconnessione nella bioetica personalista - V. Mele
Guida per gli acquisti - S. Coyaud

 

 

 
EDITORIALE

Ivan Cavicchi - Direttore Generale Farmindustria

 

COMUNITA' PER VIVERE MEGLIO
 

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ETICA

Armando Massarenti - Responsabile pagina scienza e filosofia dell'inserto culturale de "Il Sole - 24 Ore" Direttore della rivista "Etica ed economia"

 

Scienziati e cittadini: due comunità o una? (o nessuna?)
La scienza fornisce un esempio di grande rilevanza della nozione di "comunità". Da sempre le comunità scientifiche hanno regole proprie di organizzazione interna e di relazione con il mondo esterno, e c'è chi ha pensato che la democrazia potesse essere modellata sull'ideale di comunità scientifica. Oggi la situazione è assai più complessa. Tra comunità scientifica, politica, e cittadini, i rapporti sono spesso conflittuali. Il caso dell'AIDS mostra un nuovo percorso per impostare questi rapporti. Ciò che occorre sono una scienza responsabile socialmente, e comunità sociali libere e "aperte".
 

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Angelo Maria Petroni - Professore ordinario di Epistemologia delle Scienze Umane,
Università degli Studi di Bologna, e Docente Stabile della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione

 

Paradossi dell'obiettività
Il comunitarismo ha due origini distinte. Sul piano intellettuale, esso è una reazione alle concezioni "liberal" americane. Sul piano politico, esso è la conseguenza della perdita delle "civic virtues" della società americana e della nascita del multiculturalismo. Ma il comunitarismo non è una risposta adeguata alle esigenze della società post-industriale. In particolare, se applicato al contesto europeo, esso conduce alla creazione di comunità etniche e territoriali incompatibili con una Europa unita.
 

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Hugo Tristram Engelhardt, Jr - Professore al Dipartimento di Medicina del Baylor College of Medicine e al Dipartimento di Filosofia della Rice University (Houston)

 

La bioetica nel terzo millennio: alcune anticipazioni critiche
Nonostante le sue promesse, la bioetica è plurale. Esiste una diversità di visioni morali sostanziali riguardo al bene e al giusto. Inoltre, in linea di principio, non esistono strumenti secolari per superare tale diversità senza ricorrere ad affermazioni di principio. Questa diversità morale esiste sia in quanto condizione sociologica, sia come vincolo etico di tipo epistemologico. Pur non cedendo allo scetticismo metafisico o al relativismo morale, la bioetica del futuro, a rigore di onestà, dovrebbe insegnare come convivere con profonde diversità morali.
 

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Mario Ricciardi - Ricercatore di Filosofia del Diritto, Università degli Studi di Milano

 

Le virtù prima di MacIntyre
Nell'ambito della ripresa del comunitarismo, l'espressione "etica delle virtù" è in genere associata al lavoro di Alasdair MacIntyre. Tuttavia egli ha tirato le fila della riflessione di numerosi filosofi del dopoguerra. Ricostruendo questa genealogia si introducono alcune delle idee che sono sullo sfondo dell'etica delle virtù: quella di "fioritura umana", del legame che essa ha con la natura degli esseri umani come membri di una specie animale, e del rapporto che lo sviluppo delle virtù ha con il fatto che gli esseri umani sono animali sociali.
 

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SCIENZA

Gilberto Corbellini - Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, Sezione di Storia della Medicina, Università degli Studi di Roma "La Sapienza"

 

L'evoluzione della "sociologia cellulare" dell'individualità
Nel 1994 una conferenza organizzata dai National Institutes of Health avallava la teoria batterica delle ulcere che nel 1983 veniva considerata assurda dalla comunità dei gastroenterologi. Un cambiamento radicale che può essere spiegato facendo riferimento alla "coerenza esplicativa" dove la coerenza è una funzione del respiro esplicativo e della semplicità delle teorie che competono, oltre che della adattabilità delle stesse teorie alle credenze accettate in una data epoca e in un dato contesto storico e psicologico.
 

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Mario Ricciardi - Ricercatore di Filosofia del Diritto, Università degli Studi di Milano

 

Dall'igiene alla medicina di sanità pubblica, alla medicina di comunità
La Medicina di sanità pubblica ha progressivamente modificato il suo ruolo e i suoi obiettivi, raccogliendo tra l'altro la sfida rappresentata dalla transizione epidemiologica dalle malattie infettive a quelle cronico-degenerative. Lo scenario europeo è tuttavia variegato e la stessa pluralità nella denominazione delle associazioni nazionali degli operatori riflette i diversi stadi storico-evolutivi presenti nei singoli Paesi. Nonostante le condizioni generali di salute non siano mai state migliori, molteplici sono le sfide qualitative e quantitative che occorre affrontare agli albori del XXI secolo e numerose e complesse sono le competenze richieste ai medici di Sanità Pubblica.
 

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Pier Luigi Sacco - Professore associato di Economia Politica - Università di Bologna

 

La bio-economia delle comunità
La biologia e le scienze sociali hanno da sempre intrattenuto rapporti molto stretti. Sebbene le rigidità disciplinari della scienza moderna tendano a far vedere i problemi come separati, in realtà l'approccio fruttuoso è quello che integra le diverse prospettive. Un esempio è dato dal problema della cooperazione nelle comunità sociali, e delle condizioni che permettono la loro sopravvivenza e il loro sviluppo.
 

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ECONOMIA

Roberto Scazzieri - Professore ordinario di Analisi Economica e Direttore scientifico dell'Istituto di Studi Avanzati, Università degli Studi di Bologna; Life Member di Gonville and Caius College e Clare Hall, Università di Cambridge

 

Società civile: contesti, punti focali e razionalità economica
La nozione di "società civile" è sorta nella metà del Settecento, ma ha radici antiche. Essa descrive l'insieme delle relazioni sociali "orizzontali", basate sulla reciproca dipendenza e influenza, e dei meccanismi impersonali di "fiducia" che regolano la società e che formano il presupposto dell'economia di mercato. La moderna teoria economica della società civile mostra la complessità di questi rapporti e gli aspetti cognitivi degli individui che li generano.
 

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Benedetto Gui - Professore straordinario di Economia Politica, Università degli Studi di Padova

 

L'economia delle relazioni interpersonali
La teoria economica ha una visione molto semplificata di cosa debba essere considerato come benessere. Questa visione trascura completamente gli aspetti collegati alle relazioni tra gli attori della scena socio-economica. Non sa cioè dar conto di "beni di consumo" di tipo relazionale, né di beni "capitali" della stessa natura, ad esempio un ambiente umano o sociale che consente di ottenere risultati migliori in tutti quei casi in cui sia necessario saper collaborare. Per questo vi è bisogno di comprendere il fatto che esistono dei beni che dipendono dall'ambiente sociale, da una comunità. Beni che sono sempre a rischio a causa dei piccoli opportunismi di chi vi attinge volentieri nei momenti di difficoltà, senza però contribuirvi.
 

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Luca Pesenti - Dipartimento di Studi Sociali, Università degli Studi di Brescia

 

Il ritorno della comunità
Il comunitarismo non rimette in discussione il paradigma della modernità, ma ne fornisce una versione contestualizzata, ridando dignità alle appartenenze capaci di formare identità e di generare reticoli di protezione sociale. Il comunitarismo propone una nuova società civile, autonoma e originaria rispetto allo Stato, ma contestualmente non assoggettata alle logiche di mercato e al primato dell'ordine etico utilitarista.
 

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Seyed Farian Sabahi - Dottore di ricerca, School of Oriental and African Studies di Londra

 

Rapporti tra comunità musulmana e occidente in una prospettiva multiculturale: problemi sanitari ad Asti e Parma
Il multiculturalismo, inteso come tolleranza e rispetto nei confronti di culture diverse, si diffonde nei Paesi europei con intensità e modalità differenti. La ghettizzazione degli immigrati spesso provoca tossicodipendenza e alcolismo, a cui la rete dei servizi non riesce a dare risposte efficaci. Anche la semplice gestione sanitaria delle patologie diffuse nelle comunità degli immigrati è assai problematica per ragioni sia di ordine sociale che cognitivo. In particolare, la gravidanza e il parto risentono di un eccesso di medicalizzazione. Se l'immigrazione è associata a problemi di identità, non è detto che la doppia appartenenza non rappresenti una ricchezza.
 

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Ivan Cavicchi - Direttore Generale Farmindustria

 

LA RIFORMA NEOCOMUNITARIA PER UN NUOVO UNIVERSALISMO SANITARIO
 

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Vincenza Mele - Ricercatrice dell'Istituto di bioetica, Università Cattolica Sacro Cuore, Roma

 

Comunità umana e antropocentrismo: il paradigma dell'interconnessione nella bioetica personalista
L'etica ambientale si fonda su tre distinti paradigmi etici: quello antropocentrico, quello biocentrico e quello ecocentrico. Inoltre, nell'ambito del "calderone" antropocentrico, occorre distinguere tra una prospettiva forte, una debole, nonché tra i diversi tipi di antropocentrismo moderato. L'etica dipendente dalla visione giudeo-cristiana non è sensu strictu antropocentrica, ma può definirsi come etica teologica, o dell' "amministrazione". Tale etica, infatti, fonda e giustifica la responsabilità per la natura sul concetto di mondo come dono divino affidato all'essere umano, il quale deve rendere conto a Dio della sua amministrazione di esso. Giardiniere della "casa di tutti", l'uomo è chiamato alla responsabilità del creato sia in senso diacronico che sincronico.
 

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Sylvie Coyaud - Conduce un quotidiano di scienza su Rai-Radiotre, "Le oche di Lorenz", collabora con "Nature" e "Il Sole 24 Ore, Domenica"

 

Guida per gli acquisti
Il Big Bang ha prodotto la comunità del CIAO (carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno) dove una creatura in un unico esemplare è come una mente o una cellula, o un gene: priva di relazioni, di comunicazione con l'uguale a sé e il diverso da sé, smette di esistere. In particolare, le neuroscienze indagano sulle facoltà cognitive superiori e sulle capacità relazionali mostrate da alcune specie come pappagalli, elefanti, scimmie, delfini ecc.. La questione non è di poco conto: se leggete queste pagine invece di rosicchiarle, lo dovete ai 300 geni che ci distinguono dal topo.
 

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