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| Manovra finanziaria 2004: Farmindustria risponde a Federfarma. |
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29/09/2003
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| In merito al comunicato stampa diffuso oggi da Federfarma sulla manovra finanziaria 2004, Farmindustria ritiene necessario sottolineare che:
· non ha mai addebitato ai farmacisti la paternità dell’ipotesi di far rimborsare all’industria il 60% dell’eventuale sfondamento del tetto della spesa farmaceutica e il restante 40% alle regioni;
· se i farmacisti hanno pagato in questi anni un prezzo al Servizio Sanitario Nazionale, un onere ancora maggiore è stato pagato dalle imprese farmaceutiche, che hanno subito, negli ultimi due anni, un taglio dei prezzi, e quindi delle risorse finanziarie, del 14% che si è aggiunto al drastico taglio del certificato di protezione complementare;
· la spesa farmaceutica non solo non è in aumento ma è in netto calo (meno 8,7% rispetto al 2002 nei primi sette mesi del 2003) proprio a causa dei sei provvedimenti adottati dal 2001 ad oggi e ciò nonostante l’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di qualità della salute e la carenza di controllo da parte di alcune regioni spingano in alto la spesa;
· l’industria è assolutamente consapevole che i “vecchi” prodotti, terapeuticamente validi, rischiano di scomparire dal mercato. Ma la responsabilità è della politica dei tagli dei prezzi effettuata, con particolare accanimento negli ultimi 10 anni, su tali prodotti. Alla fine, quando non c’è più remuneratività i prodotti “vecchi” escono dal mercato e sono, di fatto, sostituiti da quelli tecnologicamente più avanzati anche quando non sarebbe necessario;
· l’industria ha contribuito attivamente alla possibilità di razionalizzare la spesa assumendosi l’intero costo del bollino numerato sulle confezioni di specialità medicinali;
· è, in ogni caso, inaccettabile che un eventuale sfondamento del tetto di spesa farmaceutica, di cui si gioverebbero tutte le componenti della filiera farmaceutica (industrie, farmacisti e distributori) debba essere ad esclusivo carico della sola componente industriale.
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